bosnia-erzegovina

10 cose da fare a Sarajevo

Sarajevo occupa un posto particolare nel nostro cuore.
Me ne sono innamorata la prima volta che ci siamo stati nel 2015 e ho passato i quattro anni successivi in attesa di riuscire a includerla nuovamente nel nostro itinerario.
E’ uno di quei luoghi di cui non ci sentiamo mai stanchi, che continueremo a visitare perché sappiamo che ogni volta ci farà scoprire qualcosa di nuovo di sé.

In questo post vogliamo condividere alcune delle esperienze da fare in città, soprattutto se è la vostra prima volta. 
La lista sarebbe molto più lunga, a seconda di quanto tempo vi fermate, ma queste sono quelle che vi consigliamo di mettere ai primi posti (più dei bonus alla fine del post).

1. Visitare Vijećnica

Vijećnica, ovvero il municipio, è uno dei miei luoghi preferiti di tutta la città. L’edificio è stato costruito in stile pseudo-moresco e fu inaugurato nel 1896.

Nacque come municipio ma negli anni Cinquanta divenne la sede della Biblioteca Nazionale e Universitaria della Bosnia-Erzegovina.
Nel periodo dell’assedio di Sarajevo, la notte tra il 25 e il 26 agosto del 1992, le granate serbe colpirono la biblioteca incendiandola e distruggendo il 90% dei manoscritti custoditi al suo interno.

Sono stati necessari 22 anni per il restauro e riuscire a riportarlo al suo splendore originario. Dal 2014, anno della riapertura, è sede del consiglio comunale oltre ad ospitare mostre ed eventi.
Questo è uno dei must-have di Sarajevo, non potete andarvene senza averlo visitato.
Le pareti interne sono riccamente decorate seguendo lo stile neomoresco e nella parte centrale del tetto si trova la vetrata simbolo dell’edificio.
Biglietto di ingresso: 10KM

2. Sarajevo meeting of cultures

Alla fine di via Ferhadija si trova il simbolo dell’incontro tra le due anime della città.
In questo esatto punto l’Est, ovvero la parte in stile Ottomano, incontra l’Ovest, la zona in stile Austro-ungarico.

A seconda del lato verso il quale siete rivolti vi sembrerà di trovarvi in due mondi completamente diversi. 
Da una parte si sviluppa una delle principali vie dello shopping cittadino con i negozi delle più famose catene, dall’altra vi troverete catapultati nel mondo arabo con edifici bassi, vicoli stretti e moschee.

3. Visitare il punto dove scoccò la scintilla della Prima Guerra Mondiale

Il Ponte Latino è considerato il luogo simbolo dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. A pochi passi dal ponte, davanti all’edificio che oggi ospita il museo della Sarajevo Asburgica, il 28 giugno 1914 vennero assassinati l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e la moglie Sofia per mano di Gavrilo Princip.

E’ dal 1500 che in questo punto si trova un ponte per oltrepassare le acque della Miljacka. Ha subito vari cambiamenti negli anni passando da ponte di legno alla versione odierna in travertino con quattro arcate costruita alla fine del 1800 in epoca asburgica.

Il suo nome deriva dalla sua vicinanza con il quartiere cattolico che si era creato con l’arrivo dei mercanti di Dubrovnik considerati “latini” nell’immaginario turco.
La Jugoslavia socialista che vedeva in Princip un eroe negli anni ‘50 eresse una statua del ragazzo e ribattezzò il ponte Princip Most per ricordarne il gesto.
Dopo la guerra degli anni ‘90 la statua è stata rimossa e il nome è tornato ad essere Ponte Latino

4. Camminare per Baščaršija

Baščaršija è il simbolo della Sarajevo ottomana.
Questa zona era utilizzata già dal medioevo per lo scambio di merci ma è con l’arrivo dei Turchi che divenne una delle piazze commerciali più importanti dei Balcani.

Il modo migliore per esplorare questa parte di città è percorrere gli stretti vicoli senza una meta precisa.
I nomi delle strade indicavano quale il tipo di prodotto era in vendita. Kazandžiluk, ad esempio, era la via dei lavoratori di metalli, in particolare di rame, le cui botteghe sono presenti ancora oggi. La maggior parte delle altre strade ha mantenuto il toponimo ma non l’esclusività dei negozi: Ćurčiluk era la via dedicata ai mastri pellai, Halvadžiluk quella dei pasticceri e Čizmedžiluk quella dei calzolai. 

Mentre passeggiate per Baščaršija non perdetevi la visita alla moschea Gazi Husrev-beg, l’unica di Sarajevo aperta ai turisti.
Curiosità: nella via a sinistra della moschea (Mudželeti Veliki 13) sono presenti i bagni pubblici (gratuiti) più antichi d’Europa, costruiti nel 1530 insieme alla moschea per consentire agli operai di lavarsi prima di entrare nel luogo sacro. Venne distrutto nel 1992 ma è stato ricostruito e riaperto nel 2001. 

5. Mangiare ćevapčići e burek

Mentre passeggiate per i vicoli di Baščaršija non potete rimanere indifferenti ai tantissimi locali stile fast food che offrono burek e ćevapčići. 

Il burek, o meglio la pita, è un rotolo di pasta fillo ripiena. Burek è la versione di carne, Sirnica quella al formaggio, krompiruša (la mia preferita) alle patate.
Il nostro posto preferito dove mangiarla? la Buregdžnica Sač (Bravadžiluk mali 2).

L’altro piatto tipico sono i ćevapčići, piccole salsicce di manzo e agnello cotte alla griglia e servite con pane, cipolle e panna acida.
Noi andiamo sempre da Željo (Kundurdžiluk 19) a gustarli.

Entrambi i piatti sono economici e danno la giusta carica per continuare ad esplorare la città. Essendo nella zona musulmana non verranno serviti alcolici ma potrete gustarli con dello yogurt. 
Se avete voglia di dolce lasciatevi tentare dalla baklava, tantissimi strati di pasta fillo, burro e vari tipi di frutta secca. E’ ipercalorica ma è un premio più che meritato per aver camminato su e giù per le colline di Sarajevo. Noi ne mangiavamo un pezzetto alla sera dopo la scalata della collina per tornare all’appartamento.
La nostra versione preferita? Quella al pistacchio acquistata da Baklava Shop (Bravadžiluk 16)!

6. Visitare il War Childhood Museum

Nascosto tra le case, appena fuori Baščaršija (Logavina 32), si trova il War Childhood Museum. Questo museo raccoglie ricordi e testimonianze dei  bambini che hanno vissuto la guerra degli anni ‘90.
Tutto è nato da un’idea di Jasminko Halilovic, un ragazzo bosniaco che sui social chiese ai suoi coetanei, di qualsiasi etnia, cosa volesse dire per loro essere stati bambini durante la guerra.
Ricevette moltissime risposte e decise di raccoglierle nel libro “War Childhood: Sarajevo 1992-1995” pubblicato nel 2013. 

Jasminko fece anche un’altra richiesta a questi ragazzi: condividere con lui un ricordo materiale della guerra. Da questa richiesta nel 2017 è nato il museo.

Il percorso della mostra si snoda tra gli incarti di cioccolato conservati come “connessione con un’infanzia normale”, bambole e diari segreti scritti in inglese per fingere che la guerra fosse in un luogo lontano e non fuori dalle mura di casa.

Ogni oggetto ha una didascalia in inglese e bosniaco scritta dal proprietario per spiegarne la storia e il contesto.
All’ingresso è disponibile un fascicolo con le traduzioni in italiano (e in altre lingue) in modo da poter comprendere al meglio le storie.

La collezione si sta arricchendo con oggetti provenienti anche da altri conflitti come quello siriano.
Questo museo vuole raccontare gli anni del conflitto attraverso gli occhi dei bambini, incuranti delle diverse fazioni e desiderosi di una vita il più normale possibile anche se nascosti in qualche scantinato.
Biglietto: 10KM

7. Visitare il tunnel della speranza

il tunnel della speranza (Tunel Spasa) fu costruito durante la guerra come unico collegamento tra la città sotto assedio e i territori liberi della Bosnia.
Attraverso di esso venivano portati a Sarajevo viveri e medicinali ma anche la corrente elettrica e una linea telefonica.
Tutti erano a conoscenza dell’esistenza di questo tunnel, anche i serbi, ma si salvò dalla distruzione perché in pochissimi erano in grado di individuarne gli accessi.

il percorso del tunnel. Sulla destra l’inizio nel cortile dei Kolar

Si estendeva per 800 metri, con una larghezza di 1.5m di altezza per 1m di larghezza. Quello che resta oggi sono i primi 30 metri nel cortile della casa dei Kolar, l’uscita in quello che era il territorio libero di Butmir.

Il resto del tunnel con la fine della guerra è stato abbandonato ed è andato in rovina.
Oltre ad avere la possibilità di percorrere questo angusto passaggio è presente un piccolo museo realizzato dalla famiglia con vari oggetti legati al conflitto.

Il tunnel si trova vicino all’aeroporto, in un punto difficile da raggiungere se non si ha a disposizione un mezzo proprio.
Consiglio vivamente di studiare il percorso da fare prima di partire, non vi potrà venire in aiuto google maps a meno che non acquistiate una sim bosniaca perché la Bosnia non è tra gli stati in cui è disponibile il roaming gratuito e le indicazioni sono praticamente inesistenti. Per non trovarvi a vagare per vie a caso vi consiglio di utilizzare Maps.me che funziona tramite gps, ci ha salvato molte volte in questi anni.

Se non avete rischiare di perdervi per i sobborghi di Sarajevo potete affidarvi ai tour organizzati. Meet Bosnia, ad esempio, organizza giornalmente il tour dedicato ai luoghi dell’assedio e tra le tappe c’è il tunnel.
Biglietto: 10KM – parcheggio 2KM

— leggi: App in viaggio: MAPS.ME —

8. Scoprire le Rose di Sarajevo

Camminando per le vie di Sarajevo vi imbatterete più di una volta in macchie rosse sull’asfalto. Questi segni non sono dovuti a qualche maleducato che ha imbrattato le strade ma sono il ricordo del periodo dell’assedio.

Le rose di Sarajevo sono i crateri generati dalle granate serbe durante la guerra. Sono stati riempiti di resina rossa per simboleggiare il sangue versato. Se ne trovano molte sparse per Baščaršija e lungo la Miljacka, alcune le calpesterete senza neanche accorgervene perché iniziano a sbiadirsi mentre altre sono ancora ben evidenti. 

In alcune di queste rose, ad esempio quelle al Tunnel e al Markale, è ancora visibile la parte finale della granata.  Non nego che vedere i resti degli ordigni mi hanno lasciato addosso una sensazione strana, come se a distanza di 26 anni potessero nuovamente esplodere, a differenza di quelli davanti alla Cattedrale che sono delle semplici “macchie” di vernice.

9. Prendere parte a un free walking tour

Personalmente amo le guide turistiche, non smetterei mai di acquistarle, sono comode per capire quali sono i monumenti principali da visitare ma vi consiglio di prendere parte a un free walking tour per scoprire la città con gli occhi di chi ci vive. 
Vi aiuterà a capire meglio cosa è successo durante gli anni dell’assedio e vi farà scoprire curiosità che non sono riportate nei libri.

Questo consiglio ovviamente non vale solo per Sarajevo ma per qualsiasi città visitate. 

Noi abbiamo partecipato al tour organizzato da Meet Bosnia, in partenza tutti i giorni alle 10.30 davanti alla loro agenzia (Gazi Husrev begova 75).

— leggi: Free walking tour – un modo alternativo di esplorare le città —

10. Vedere Sarajevo dall’alto

Sarajevo si trova all’interno di valle circondata da colline. Questa sua conformazione è stata una delle cause dell’assedio ma è anche ottima per vedere la città dall’alto.

Senza allontanarsi troppo dal centro è possibile salire alla Fortezza Gialla (Žuta tabija). Per raggiungerla lasciate Sebilj alle spalle e imboccate la via sulla destra che sale sulla collina (Kovači).

Proseguite fino al cimitero Kovači, il più antico cimitero musulmano della città, e prendete la strada che ne costeggia il lato destro. Procedete ancora sulla strada per qualche metro fino a trovare le scale di accesso alla fortezza.

Da qui potrete godere della vista sulla città, ancora meglio se al tramonto.

Nel 2018 ha riaperto la funivia per il monte Trebević (biglietto a/r 20KM), da cui si ha una vista ancora più ampia della città.
La stazione a monte della funivia fu uno dei primi edifici ad essere bombardato con lo scoppio del conflitto e divenne linea di fronte sulle montagne. Questo perché la funivia sorge su entrambe le entità governative della Bosnia Erzegovina: la stazione superiore è infatti posta nei territori della Republika Srpska e quella inferiore nella Federazione di Bosnia Erzegovina.
Il viaggio in funivia con la visita alle piste di bob delle olimpiadi invernali del 1984 era ai primi posti nella nostra lista di cose da fare. Purtroppo abbiamo dovuto rinunciarci a causa del brutto tempo che in tutti e quattro i giorni ha nascosto la cima della montagna rendendo inutile la salita.

Se avete ancora del tempo a disposizione vi consigliamo di:

  • visitare il birrificio di Sarajevo (Franjevačka 15). A fianco del birrificio è presente un piccolo museo che ne racconta la storia.
    Biglietto solo museo 3KM con consumazione 5KM
  • visitare il parco Vrelo Bosne, dove nasce il fiume Bosna ( Ilidža – gps 43.820645, 18.267666). Si trova fuori città, non ha un indirizzo da poter mettere sul navigatore, noi infatti abbiamo preso una strada di accesso secondaria sterrata e siamo dovuti tornare indietro.
    Le nostre scarsissime conoscenze di croato/bosniaco ci hanno però permesso di capire le indicazioni di una gentile signora del posto (l’unica parola che abbiamo capito era “chiesa” ma è stato sufficiente) e arrivare al cancello principale.
    Il periodo migliore per visitarlo è l’autunno con il foliage.
    Biglietto 2KM – parcheggio 2KM/ora o 5KM tutto il giorno
  •  assistere a una partita di scacchi giganti (Trg oslobođenja – Alija Izetbegović)

“Visitare Sarajevo è come innamorarsi, un colpo di fulmine, un amore languido e focoso insieme che ti prende l’anima. […]
Sarajevo ti scivola dentro fin quasi dal primo impatto con i suoi grigi quartieri periferici che si sciolgono verso il centro in un alternarsi di austeri palazzi asburgici e spazi verdi, oggi ben tenuti. poi, proprio come una bella donna, ti fa invaghire di lei con quel suo continuo avvicendarsi di architetture – ottomana, austro-ungarica, slava – ognuna delle quali, con le sue residenze signorili, i suoi slarghi e i suoi luoghi di culto, ti tesse il racconto di un preciso periodo storico. E ti entra nel cuore.”

<< Sarajevo ti entra nel cuore – Fabio Masotti >>

Voi siete stati a Sarajevo? Secondo voi, cosa non bisogna perdersi visitando la città?

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