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Campo dei Fiori: alla scoperta della Grotta Remeron

Remeron è una delle oltre cento grotte presenti nel massiccio del Campo dei Fiori in provincia di Varese, l’unica accessibile al pubblico. 

Ci troviamo a Comerio, a 10 minuti da Varese, lungo il sentiero 312 all’interno del Parco del Campo dei Fiori ad un’altezza di 750 m.s.l.m.

La grotta Remeron ha un’estensione totale di circa 2 km ma solo 200 metri sono accessibili al turismo; la maggior parte dei percorsi è visitabile da speleologi esperti in quanto è necessario scendere con la corda per diverse decine di metri.

All’interno della grotta sono presenti anche due laghi: il lago Bertarelli a quota -160 e il lago Binda a quota -220. Quest’ultimo serve da riserva idrica per la città di Varese.

L’accesso alla grotta era ben conosciuto dai contadini già dal XIX secolo ma nessuno vi era entrato a causa delle difficoltà di accesso e per superstizione.
La prima esplorazione è stata effettuata nel 1900 da Luigi Vittorio Bertarelli, il fondatore del Touring Club Italia, e Luigi Orrigoni accompagnati da due sacerdoti della zona, probabilmente per esorcizzare la paura dell’impresa. 

Per aiutarsi nella discesa hanno utilizzato candele e circa 300 metri di corde e scale riuscendo ad arrivare fino al lago Bertarelli.

La grotta Remeron è stata ufficialmente aperta al turismo nel 1914 grazie alla costruzione di gradini in pietra e al posizionamento di lampade ad acetilene. 

In quel periodo Varese era una delle mete preferite dai milanesi per le gite fuoriporta.
Risale a quegli anni anche la costruzione del Grand Hotel Campo dei Fiori.
La stagione turistica di Varese terminò negli anni ‘50 quando l’avvento di nuovi mezzi di trasporto spostarono l’attenzione del turismo su mete più esotiche, portando alla chiusura della grotta. Da quel momento però iniziò un periodo di esplorazioni speleologiche che portarono alla scoperta dei rami orizzontali della grotta e del lago Binda.

Degli interventi di Regione Lombardia e del Parco Campo dei Fiori hanno messo in sicurezza la grotta permettendone la riapertura alle visite nel 2004 attraverso diverse associazioni, l’attuale è l’associazione Invenire.

Oggi l’accesso alla grotta è consentito solo accompagnati da una guida attraverso escursioni con partenza dalla ex Colonia Elioterapica Marisa Rossi a Barasso dove viene consegnato anche il caschetto di protezione con la luce indispensabile per l’accesso alla grotta.
Presso la colonia è anche possibile fermarsi a mangiare. 

La visita dura in totale circa 3 ore, suddivisi più o meno equamente tra camminata per raggiungere l’ingresso (e ritorno) e percorso all’interno della grotta.

Il tratto da percorrere è di circa 2.5km e non è adatto a passeggini. 
Non fatevi ingannare dal primo tratto di sentiero largo e pianeggiante (310), appena si imbocca il sentiero 312 inizia la salita con quasi 200 metri di dislivello e il terreno leggermente dissestato in alcuni punti.

un tratto del sentiero 312

Arrivati al punto di ingresso vengono lasciati gli zaini all’interno di una casetta di legno che viene chiusa a chiave. Qui si indossano i caschi e inizia la vera e propria visita alla grotta.
Se partecipate ad una vista durante il periodo estivo portatevi una maglia di ricambio in quanto sarete sudati dopo l’ultimo tratto del sentiero.

il cancello di accesso alla grotta

All’interno della grotta c’è una temperatura costante di 8°C.
E’ consigliato l’uso di felpa e k-way perché all’interno potrebbe gocciolare, specialmente se nei giorni prima ha piovuto e delle scarpe chiuse con la suola di gomma per evitare di scivolare.
Tutto il percorso è illuminato e attrezzato con corrimano e scale in metallo antiscivolo. Non sono presenti punti particolarmente stretti se non un passaggio radente alla roccia che può risultare “problematico” per chi è alto in quanto si rischia di sbattere la testa. 

la prima sala

Lungo il percorso si incontra la Prima Sala da cui parte la discesa lungo la Via del Fondo, ora attrezzata con una scala, che porta al punto più profondo della visita situato a -48 metri di profondità rispetto all’ingresso della grotta.

la scalinata nella Via del Fondo

Qui sono ben visibili i pozzi attraverso cui gli speleologi proseguono la discesa fino a quota -210 metri. 

uno dei pozzi di discesa degli speleologi

Il percorso prosegue risalendo leggermente, fino ad arrivare al Grande Salone.
In questa sala viene celebrata la messa a Ferragosto, è presente anche una statua dedicata alla Madonnina degli Abissi

la statua della Madonna nel Grande Salone

Arrivati a questo punto, prima di ripercorrere a ritroso la grotta, la guida spegne tutte le luci, comprese quelle dei caschi, e chiede di fare totale silenzio per rivivere le sensazioni che hanno provato Bertarelli e Orrigoni durante le loro esplorazioni nel buio totale.

Purtroppo all’interno della grotta non sono più visibili stalattiti e stalagmiti di grandi dimensioni in quanto sono state asportate a inizio Novecento per essere utilizzate come decorazioni nelle abitazioni delle famiglie benestanti dell’epoca.

La grotta è aperta nei weekend da aprile a ottobre, nel mese di luglio le visite sono sospese per motivi di tutela faunistica.
Per la visita è necessario prenotare in anticipo sul sito ufficiale, scegliendo giorno e ora della visita. 

In caso di maltempo la visita viene annullata ed è possibile riprogrammarla in una delle successive giornate di apertura. Verrete informati via e-mail della cancellazione della visita.

Vi consiglio di seguire la pagina instagram @grottaremeron per scoprire in tempo reale le giornate di apertura. Se avete qualche dubbio sulla visita non esitate a contattarli vi daranno tutte le informazioni di cui avete bisogno.

Conoscevate questa grotta? Vi è venuta voglia di visitarla?

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