Alla scoperta del rifugio antiaereo di Varese
I Giardini Estensi sono il salotto verde di Varese, un luogo dove passeggiare tra fontane e vialetti curati. Eppure, proprio sotto i piedi dei visitatori, si nasconde un mondo sotterraneo parallelo, fatto di cemento, silenzio e storie sospese nel tempo.
Durante una delle rare aperture straordinarie di qualche anno fa, siamo riusciti a visitare il rifugio antiaereo dei Giardini Estensi costruito durante la Seconda Guerra Mondiale.

“Vietato fermarsi”: l’ingresso del bunker
Appena varcata la soglia del rifugio, ci si ritrova in un corridoio iniziale.
Qui la guida ci ha rivelato il primo dettaglio da brividi: all’epoca c’era il divieto assoluto di fermarsi nei primi metri. Il motivo? Se una bomba fosse caduta vicino all’ingresso, le schegge sarebbero arrivate fino a questa area colpendo chiunque si trovasse lì. Bisognava correre dentro, e alla svelta.

Perché Varese veniva bombardata?
L’obiettivo principale per i bombardamenti su Varese era altamente strategico: in pieno centro, vicino a dove oggi c’è l’area della questura e via Sanvito Silvestro (la zona del Cursal) sorgeva la fabbrica della Aeronautica Macchi che produceva caccia militari.
I cittadini avevano persino tentato di ingannare i piloti costruendo una “falsa Macchi” di legno e cartone a Olona per deviare gli attacchi, ma lo stratagemma non funzionò.
La tragedia più grande si consumò la domenica del 30 aprile 1944, intorno all’ora di pranzo: durante il secondo tentativo della giornata, i bombardieri centrarono lo stabilimento, ma moltissimi ordigni finirono fuori bersaglio devastando il centro città, le case e i quartieri vicini ai Giardini Estensi.
Nonostante la fabbrica fosse chiusa per il giorno festivo, l’attacco causò oltre 130 vittime civili. Fu proprio questa terribile giornata a dimostrare quanto la presenza di bunker sicuri fosse una questione di vita o di morte per la popolazione della città.

Da 2 a 8 ore a 15 metri di profondità
Il rifugio si spinge fino a 15 metri di profondità sotto la collina di Villa Mirabello: per la tecnologia dell’epoca, era un luogo considerabile sicuro al 100%.
All’interno, lo spazio è spartano. Le persone dovevano rimanere qui dentro dalle 2 alle 8 ore, sedute su panchine di legno, con il rumore delle bombe in superficie.
L’aria era razionata e le porte venivano chiuse in modo stagno. Per la sussistenza c’erano tre nicchie adibite a magazzino e per i servizi igienici, che contavano su un solo, unico rubinetto d’acqua per centinaia di persone.


Le vie di fuga: la scala a chiocciola
La struttura del bunker è studiata nei minimi dettagli per garantire la sopravvivenza. Oltre ai due ingressi principali, lungo il percorso si incontra la segnaletica originale che indica l’uscita di sicurezza. Questa conduce a una scala a chiocciola in cemento che si arrampica verso l’alto, dritta nel cuore del parco, sbucando accanto ai binari del famoso trenino dei bambini.


I rifugi di Varese: quanti sono e quali visitare
In tutta Varese esistevano ben 8 rifugi antiaerei. Purtroppo, la maggior parte di questi oggi si trova in terreni privati, viene usata come magazzino o è strutturalmente instabile.
Solo due sono accessibili al pubblico, questo ai Giardini Estensi e quello di Biumo.
Come visitare il Rifugio dei Giardini Estensi
Il rifugio rimane sbarrato e viene aperto al pubblico esclusivamente in occasioni speciali tramite le visite guidate del Gruppo Speleologico Prealpino. Il mio consiglio è di monitorare i loro canali ufficiali per non perdervi la prossima data utile.
Info pratica per la visita: se cercate il rifugio su google maps vi indica l’accesso di via Fernando Lonati. Quel varco non viene però utilizzato per le visite. Il punto di ritrovo e l’ingresso per le visite guidate è all’interno dei Giardini Estensi, alle spalle della piscina comunale.

Se l’articolo vi è piaciuto o se siete mai riusciti a visitare questo rifugio (o quello di Biumo), fatemelo sapere nei commenti!
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