Gračac: due giorni nella natura
Quando si pensa alla Croazia, la mente corre subito al mare cristallino della Dalmazia o ai laghi turchesi di Plitvice. Eppure, a poche decine di chilometri dalle rotte più battute, si nasconde un entroterra fatto di canyon fluviali, ponti secolari, monasteri ortodossi e grotte scavate nella roccia da centinaia di migliaia di anni.
Questa è la zona di Gračac, un piccolo centro della regione zaratina affacciato sulle pendici meridionali del Velebit, che abbiamo scelto come base per un paio di giorni fuori dal turismo di massa.
Di seguito trovate quattro ottimi motivi per visitare questa zona.
Kudin Most
Il primo luogo che merita di essere raccontato è Kudin Most, un ponte in pietra a secco che attraversa il fiume Krupa, poco fuori dal villaggio di Golubić. Costruito tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, è formato da 12 arcate di blocchi di travertino sostenute da altrettanti pilastri, ed è il passaggio più antico ancora conservato su questo tratto di fiume.

Il nome porta con sé una leggenda: un giovane di nome Kudo, stanco di dover guadare ogni volta le acque gelide e impetuose della Krupa per raggiungere la sua innamorata sull’altra sponda, decise di costruire con le proprie mani un ponte lungo 109 metri per renderle omaggio (e i due finirono per sposarsi davvero!). Come spesso accade, in giro circolano anche versioni meno poetiche di questo racconto, ma quella del gesto d’amore resta di gran lunga la più famosa ed “ufficiale”. Che sia del tutto vera o un po’ romanzata, il luogo trasmette un fascino unico: il ponte scavalca infatti Deveterac, una successione di nove piccole cascate di travertino che confluiscono poi in un salto più alto proprio sotto le sue arcate.
Come arrivare e dove parcheggiare
Per raggiungere il ponte occorre prima di tutto arrivare al villaggio di Golubić. Se si proviene da Gračac, attenzione all’incrocio per imboccare la strada verso il paese (coordinate 44°13’47.7″N 15°47’46.2″E): ci si arriva infatti lungo un tratto in discesa e la svolta a sinistra si trova proprio su una curva con poca visibilità, quindi è fondamentale moderare la velocità per tempo e prestare la massima cautela. Una volta giunti a Golubić, si svolta a destra su una strada asfaltata a doppio senso ma larga appena una corsia; dopo circa un chilometro si raggiunge il punto di partenza del sentiero.

Ci sono circa 7 posti auto proprio accanto all’imbocco; se dovessero essere tutti occupati (o se preferite evitare di parcheggiare in pendenza), poco prima della fine della strada è presente un secondo spazio, un po’ nascosto sulla sinistra. Nel parcheggio principale sono a disposizione anche dei bagni chimici.

Il sentiero
Per raggiungere il ponte si scende lungo un sentiero natura di 1,3 km, relativamente stretto e quasi del tutto esposto al sole, con un dislivello negativo di circa 180 metri (una discesa costante con pendenza media del 14%).

La seconda parte del percorso — gli ultimi 400 metri — è la più impegnativa: qui la traccia si snoda attraverso una serie di stretti tornanti che fanno perdere circa 90 metri di quota in poco spazio, con un fondo più dissestato per la presenza di rocce e sassi affioranti.
La pendenza e il terreno sconnesso richiedono un passo sicuro e un po’ di attenzione. Utilizzate delle scarpe da trekking o almeno delle buone scarpe da ginnastica, non le infradito come abbiamo visto fare ad alcune persone. Trattandosi di un itinerario di andata e ritorno, la risalita avverrà sullo stesso identico tracciato.

Noi lo abbiamo percorso ad agosto, partendo alle 8:30 del mattino per evitare di affrontare il tragitto nelle ore più calde: lungo il sentiero, infatti, la vegetazione offre ben poca ombra. All’andata abbiamo impiegato poco meno di un’ora, fermandoci spesso per scattare foto; al ritorno circa un’ora e dieci minuti, con diverse soste per riprendere fiato a causa della pendenza e dell’aumento della temperatura.
È assolutamente indispensabile portare con sé un’adeguata scorta d’acqua. Lungo il percorso si incontrano alcuni cartelli scritti a mano con l’indicazione “acqua/birra/coca cola”: è probabile che nelle ore centrali della giornata ci sia qualcuno che vende bevande fresche in fondo alla valle. Quando noi abbiamo iniziato la risalita, intorno alle 10:30, non c’era ancora nessuno, ma abbiamo incrociato un ragazzo con uno zaino termico da delivery che stava scendendo proprio verso il ponte!

Info utili
L’accesso è gestito dal Parco Naturale del Velebit e durante la bella stagione (da aprile a ottobre) è previsto il pagamento di un biglietto d’ingresso di 4€ a persona, pagabile solo in contanti (i bambini sotto i 7 anni entrano gratis).
Il monastero ortodosso di Krupa
Dopo essere risaliti da Kudin Most, proseguendo lungo la strada secondaria si incontra il Monastero di Krupa (Manastir Krupa), uno dei complessi serbo-ortodossi più importanti dell’entroterra dalmata. La tradizione ne fa risalire le origini all’epoca del re serbo Milutin, agli inizi del Trecento, anche se l’edificio attuale mostra soprattutto i segni dei rifacimenti e dei restauri avvenuti nel corso dei secoli.

La chiesa del monastero è dedicata alla Dormizione della Theotokos (l’Assunzione di Maria). Al suo interno si conservano splendidi affreschi attribuiti al monaco e pittore Georgije Mitrofanović, lo stesso artista che ha decorato il celebre refettorio del monastero di Chilandar sul Monte Athos. In oltre sette secoli di storia, il complesso è stato più volte danneggiato e ricostruito, riflettendo le vicende travagliate di questo tratto di Balcani dove per secoli si sono intrecciate — e spesso scontrate — fedi e culture diverse.
È un luogo silenzioso, quasi sospeso nel tempo, incastonato tra le montagne del Velebit e le acque del fiume. Anche solo fare una breve sosta per ammirarlo dall’esterno durante l’escursione a Kudin Most merita assolutamente, ma se vi interessa la storia religiosa e politica della regione vale la pena dedicarvi qualche minuto in più.
La visita
La chiesa è piuttosto intima e piccolina: la sua struttura ci ha ricordato subito la chiesa ortodossa che si trova accanto alla cascata di Martin Brod, in Bosnia-Erzegovina (a poca distanza da qui). Oltre all’edificio principale si può accedere al chiostro, dove si trovano un piccolo negozio di souvenir e un museo (che purtroppo, al momento della nostra visita, abbiamo trovato chiuso). Un piccolo dettaglio pratico da tenere in considerazione: all’interno i cartelli esplicativi sono scritti unicamente in alfabeto cirillico, il che rende l’orientamento autonomo leggermente più complesso se non lo si conosce.

Info utili
Proprio accanto alla struttura è presente un piccolo parcheggio gratuito dove lasciare l’auto. Anche qui, come a Kudin Most, sono a disposizione dei bagni chimici per i visitatori.
Le grotte di Cerovac
Proseguendo l’itinerario, un’altra tappa davvero sorprendente sono le Grotte di Cerovac (Cerovačke špilje), situate a pochi chilometri da Gračac in direzione Knin, proprio a ridosso della vecchia linea ferroviaria. Il complesso carsico comprende tre distinte cavità — la Grotta Inferiore (Donja špilja), la Grotta Intermedia (Srednja špilja) e la Grotta Superiore (Gornja špilja) — per un totale di circa 8 km di gallerie esplorate fino a oggi. Ai visitatori è consentito l’accesso ai primi 700 metri della Grotta Inferiore e della Grotta Superiore.

La loro scoperta ha una storia curiosa: vennero infatti rinvenute del tutto per caso nel 1913, durante i lavori di costruzione della linea ferroviaria Zagabria-Spalato, e presero il nome dalla vicina stazione di Cerovac. Al loro interno sono stati ritrovati moltissimi resti fossili, tanto che il sito è considerato uno dei più importanti giacimenti in Croazia dedicati all’orso delle caverne (Ursus spelaeus): sulle pareti della grotta inferiore si possono ancora osservare chiaramente i “graffi” lasciati dagli artigli degli orsi che la popolavano. Dal 1961 l’intera area è tutelata come monumento naturale geomorfologico.
Il sentiero
Un consiglio pratico da non sottovalutare: l’ingresso alle cavità non si trova nei pressi del parcheggio/centro visitatori. Per raggiungere le grotte occorre camminare nel bosco lungo un sentiero in salita che lo stesso personale della biglietteria ha definito senza mezzi termini un vero e proprio hike.
Il percorso richiede circa 15 minuti di salita costante e piuttosto accentuata (70 metri di dislivello) per raggiungere la prima grotta (quella Inferiore), e altri 10 minuti di cammino sempre in salita (ulteriori 80 metri di dislivello) per guadagnare l’ingresso della seconda (quella Superiore).

Come vestirsi per la visita
Noi, per paura di soffrire il freddo all’interno delle grotte (dove la temperatura media si aggira costante intorno ai 7°C), avevamo indossato i jeans per tutta la giornata: il risultato è stato arrivare in cima completamente sudati prima ancora di entrare!
Se le visitate durante la bella stagione, la strategia migliore è vestirsi a strati: ideali i pantaloni da trekking staccabili (da tenere corti durante la camminata nel bosco per non scaldarsi troppo) e uno zainetto con felpa o giacca pesante da indossare solo al momento di varcare l’ingresso.
Info utili
Le grotte si visitano esclusivamente con tour guidati a orari fissi. Si può scegliere se esplorarne una sola oppure entrambe (in questo secondo caso l’esperienza dura circa due ore e mezza complessive, camminata di avvicinamento inclusa).
Noi abbiamo scelto di visitarle entrambe. Sebbene i termometri segnino valori molto simili (7,4°C nella grotta superiore e 6,2°C in quella inferiore), nella Grotta Inferiore abbiamo percepito un freddo decisamente più pungente per via delle forti correnti d’aria presenti nelle gallerie. Una sensazione confermata dalla guida stessa, che ci ha confidato di usare giacca più pesante e guanti proprio quando accompagna i gruppi nella cavità inferiore!

I biglietti variano a seconda della stagione e della formula scelta (una o due grotte). Nel periodo di alta stagione estiva (luglio e agosto), il biglietto intero per entrambi i percorsi costa 20 € a persona. Trovate tutte le tipologie di biglietti sul loro sito internet
La sorgente del fiume Una
Proseguendo lungo la stessa strada che da Gračac conduce alle Grotte di Cerovac, si può spingersi fino a Vrelo Une, la sorgente principale del fiume Una, situata nei pressi del villaggio di Donja Suvaja. L’Una è celebre per fare da confine naturale tra Croazia e Bosnia-Erzegovina, e più a valle dà vita alle famose e spettacolari cascate di Martin Brod e Štrbački Buk.
La sorgente si presenta come un piccolo lago carsico di forma ovoidale (largo circa 30 metri per 15), incassato tra fitti boschi e pareti rocciose, caratterizzato da acque di un azzurro-verde incredibilmente intenso.

Ma ciò che rende questo luogo davvero affascinante è quello che si nasconde sotto la superficie: la cavità è stata esplorata dai sub fino all’impressionante profondità di 248 metri, il che la rende una delle sorgenti carsiche più profonde della regione dinarica e tra le più profonde al mondo. A soli venti metri dal punto di origine, l’acqua forma già la sua prima cascatella di travertino, seguita da un salto più imponente di 3-4 metri un centinaio di metri più a valle.

L’intera area di circa 160 ettari è tutelata come monumento naturale fin dal 1968 e merita assolutamente una deviazione, anche solo per ammirare il contrasto tra l’acqua immobile e blu intenso e il verde del bosco circostante.
Il sentiero
Dalla zona di sosta si imbocca un sentiero lungo circa 700 metri con un dislivello positivo di circa 60 metri. Il primo tratto corre pianeggiante e largo lungo il corso del fiume (dove siamo stati fortunati e abbiamo avvistato una piccola salamandra nell’acqua!), per poi iniziare a salire in modo piuttosto rapido su una traccia più stretta e a tratti ripidina.

Per la camminata raccomando caldamente di indossare almeno un paio di scarpe da ginnastica con una buona aderenza: non servono necessariamente quelle da trekking rigide, ma evitate assolutamente ciabatte o sandali aperti. Perdersi è comunque impossibile perché il sentiero conduce unicamente alla sorgente.

Lungo il cammino s’incontrano anche due punti panoramici (vidikovac), anche se, ad essere sinceri, la vegetazione è parecchio fitta e non offre una gran vista.

Info utili
L’accesso è a pagamento e il biglietto costa 3€ a persona. All’inizio del percorso, a bordo strada, si trova un piccolo parcheggio. Una volta arrivati alla sorgente è possibile fermarsi per una sosta rilassante o un pic-nic, dato che sono presenti alcuni tavoli in legno a disposizione dei visitatori.
Per conoscere tutto quello che ha da offrire quest’area potete vistare il sito dell’ente turismo di Obrovac
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