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Milano che non ti aspetti: Abbazia di Chiaravalle

Nel Parco agricolo Sud Milano, tra i quartieri Vigentino e Rogoredo sorge l’abbazia di Chiaravalle.

Si tratta di uno dei maggiori complessi cistercensi italiani, voluto nel 1135 da S. Bernardo di Clairvaux.
La costruzione dell’attuale chiesa iniziò tra il 1150 e il 1160 e terminò nel 1221.
Prima di questa struttura furono erette altre costruzioni provvisorie di cui però non resta traccia.

Il monastero divenne il fulcro di una florida azienda agricola, irrigata da una rete di rogge alimentate dalla Vettabbia che servivano anche per azionare i mulini.

Nel 1798 Napoleone abolì l’ordine cistercense e i monaci furono costretti a lasciare l’abbazia che restò abbandonata e si deteriorò notevolmente.
In questo periodo il complesso subì una serie di demolizioni tra cui quella del chiostro bramantesco, distrutto per far posto alla linea ferroviaria Milano-Pavia-Genova che fino a una decina di anni fa correva a pochi metri dalla chiesa.

La struttura ha subito due restauri tra il 1800 e il 1900 e un’ulteriore dopo la Seconda Guerra Mondiale, tornando ai monaci cistercensi nel 1955.

Il complesso, il cui nome completo è Santa Maria di Ravegnano, è riconoscibile da lontano grazie alla sua torre.
La struttura segue la pianta-tipo delle abbazie cistercensi, caratterizzata da elementi romani e gotici e che presentano tra gli altri, i tre luoghi di vita tradizionale del rito spirituale dei monaci: la chiesa, il chiostro e il refettorio.

Il chiostro è stato largamente rifatto e oggi si possono ammirare solo un gruppo di quattro colonne originarie dette “annodate” (colonne ofitiche) mentre gli altri tre angoli sono stati ricostruiti.

Uno dei punti di interesse all’interno della chiesa è l’affresco della Madonna della buonanotte di Bernardino Luini posta al termine della scala che conduce al dormitorio, non visitabile.
Il nome del dipinto deriva dall’abitudine dei monaci che, risalendo nelle camere, salutavano la Madonna con l’ultimo Ave Maria della giornata.

Un altro punto di interesse è il coro, realizzato tra il 1640 e il 1645.
E’ interamente in noce ed è composto da due file parallele poste su due livelli differenti.
I pannelli rappresentano episodi della vita di S. Bernardo e sono decorati con puttini. Ogni figura ed elemento è diverso dagli altri ed è curato nei minimi particolari.

All’interno del complesso è presente anche l’antico mulino ad acqua costruito attorno al 1138. Nel periodo dell’abbandono del monastero il mulino fu trasformato in abitazione per i contadini e nel 2009, grazie al restauro, è tornato in funzione.

Senza ombra di dubbio la parte più spettacolare dell’abbazia è la torre nolare, ovvero la torre che si erge dall’incrocio tra la navata e il transetto nelle chiese a croce latina.
Ha un’altezza di 56 metri ed ospita la più antica campana a sistema ambrosiano fusa nel 1453. Ancora oggi è azionata manualmente dai monaci tramite una corda che pende in mezzo all’incrocio tra transetto e navata centrale.

Questa campana suona per chiamare a raccolta i monaci per la liturgia delle ore e durante il canto del Santo nelle messe conventurali.
In onore di S. Bernardo la campana viene chiamata Bernarda.

Nel dialetto milanese la torre viene chiamata Ciribiriciaccola.
La leggenda narra che le cicogne, nel corso delle loro migrazioni, nidificassero sulla torre nolare dell’abbazia e aiutassero i monaci nella bonifica delle paludi.
Dallo stridio con cui i piccoli cicognini (ciribiciaccolut) accoglievano mamma cicogna che rientrava nel nido con il cibo è nata una filastrocca che simula una chiacchierata tra il campanile e i suoi piccoli ospiti.

« Sora del campanin de Ciaravall
gh’è una ciribiciaccola
Con cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt
var pusse’e la ciribiciaccola che i soo cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt?
quant i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt voeren ciciarà con la ciribiciaccola
la ciribiciaccola l’è pronta a ciciarà con i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt
la ciribiciaccola la ciciara i ciribiciaccolitt ciciaren
ma la ciciarada de la ciribiciaccola l’è pusse’e lunga de quela de i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt »

« Sul campanile di Chiaravalle
c’è una ciribiciaccola
con cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini.
Vale di più la ciribiciaccola
dei cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini?
Quando i cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini vogliono chiacchierare con la ciribiciaccola
la ciribiciaccola è pronta a chiacchierare con cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini
la ciribicciaccola chiacchiera, i ciribiciaccolini chiacchierano
ma la chiacchierata della ciribiciaccola è più lunga di quella dei cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini. »

Un’altra interpretazione della filastrocca porta a pensare che i ciribiciaccolini possano essere i monaci o ancora le colonnine della torre.

Storicamente l’abbazia di Chiaravalle è considerata il luogo dove i monaci cistercensi trovarono il modo per conservare il latte creando un formaggio a pasta dura conosciuto oggi come Grana Padano.
La necessità di conservare il latte derivava dal fatto che la produzione del latte fosse aumentata grazie alla bonifica delle terre che portò all’incremento di agricoltura e allevamento grazie all’uso della tecnica delle marcite.

Chiesa e chiostro sono visitabili liberamente mentre per accedere al mulino e alla cappella di San Bernardo è necessario partecipare alla visita guidata.

Per calendario, orari e prezzi delle visite guidate vi rimando alla pagina facebook del Mulino di Chiaravalle dove trovate pubblicate tutte le iniziative che si svolgono all’abbazia.

Nel cortile è inoltre presente la Bottega dei monaci dove potete acquistare vari prodotti, alimentari e non, elaborati e confezionati da monaci di tutta Italia. Con questo negozio si vuole condividere la regola di San Benedetto “ora et labora”.
Alcuni dei prodotti della bottega possono essere degustati presso il Ristoro dell’Abbazia.

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